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CSA LAZIO GIÙ LE MANI DAL FONDO DEL COMPARTO

Roma, 22 gennaio 2026 – La CSA Regioni Autonomie Locali – Segreteria Lazio denuncia con fermezza ogni ipotesi di “scorciatoia contabile” che, in attuazione della Legge di stabilità regionale 2026 (L.R. 31 dicembre 2025, n. 20, art. 1, commi 82 e 83), finisca per riassorbire sul Fondo salario accessorio il recupero di somme ritenute indebitamente erogate, scaricando l’onere sull’intera platea dei lavoratori.

 

La norma quantifica il riassorbimento in € 3.487.387,33 per la Giunta regionale e € 279.848,20 per il Consiglio regionale. È un’impostazione che rischia di produrre un effetto inaccettabile: penalizzare indiscriminatamente chi ha operato in buona fede, incidendo su produttività, progressioni economiche e istituti contrattuali, cioè sul salario accessorio di tutti.

 

La CSA chiarisce un principio semplice, prima ancora che giuridico: le responsabilità seguono le decisioni. Se vi sono state erogazioni non dovute, l’Amministrazione è tenuta a recuperare nel rispetto del buon andamento (art. 97 Cost.), ma non può “socializzare” l’errore, trasformando il Fondo del comparto nel bancomat per sanare criticità pregresse. La responsabilità non si redistribuisce a pioggia: va ricondotta a chi ha ordinato, autorizzato o disposto la spesa (richiamo agli artt. 28 e 103 Cost. e agli strumenti della giustizia contabile).

 

Il Fondo del salario accessorio non è una riserva generica: è una massa finanziaria vincolata. La cornice normativa è chiara:

·        le risorse della contrattazione integrativa sono vincolate alle finalità previste dai contratti (artt. 40 e 40-bis, D.Lgs. 165/2001);

·        il trattamento accessorio complessivo è soggetto a limiti stringenti (art. 23, comma 2, D.Lgs. 75/2017);

·        il Fondo è destinato a istituti contrattuali tipizzati e non può essere utilizzato per coprire errori gestionali o responsabilità amministrative.

 

Per questo la CSA Lazio chiede:

1.     l’esclusione, in ogni caso, di qualsiasi applicazione che comporti compressione generalizzata del Fondo del comparto;

2.     verifiche puntuali per ricondurre l’eventuale danno a chi ha adottato gli atti e disposto le erogazioni, secondo le regole dell’ordinamento e della giustizia contabile;

3.     l’apertura immediata di un confronto sindacale preventivo, prima di qualunque misura attuativa.

 

La CSA ribadisce la propria disponibilità a un dialogo leale e costruttivo: difendere il Fondo del comparto non è difendere un privilegio, ma tutelare un bene collettivo dei lavoratori e un equilibrio essenziale per il funzionamento dell’Amministrazione. Come ricordava Alcide De Gasperi: «lo Stato è forte quando è giusto, non quando è comodo».

 

CSA 
Il SegretarioValerio Secco